ASSO VELA
 
RSS Feed
 
01/06/2020 VECCHIE VELE: IL RUOLO DEI VELIERI OCEANICI A FINE 800

VECCHIE VELE: IL RUOLO DEI VELIERI OCEANICI A FINE 800

Non sar mai abbastanza riconosciuto quanto merito, a beneficio del progresso e della civilt affermatasi tra la seconda met del 1800 ed i primi decenni del 1900, ha rivestito il servizio prestato dalla gente della marineria velica nei percorsi oceanici pi lunghi e sperduti dall'Europa all'Australia, all'Oceania ed alle coste occidentali delle Americhe, con l'obbligato passaggio del leggendario Capo Horn, o scapolando il Capo di Buona Speranza od i capi della Nuova Zelanda. Percorsi tanto lunghi che le navi a vapore, le quali avevano sottratto ai velieri i ricchi traffici misti viciniori, non potevano ancora affrontare per ragioni di autonomia e mancanza di punti di carbonamento. Ma la marineria velica era giunta, dopo tanti secoli, ai suoi ultimi anni di attivit cercando di adeguarsi ai nuovi tempi passando dalle costruzioni in legno a quelle in ferro che rendevano possibile l'aumento della portata di stiva, rinunciando infine al fattore velocit e conseguentemente diminuendo all'osso il numero dei marinai e degli ufficiali, pochi uomini impiegati perci senza requie, con disciplina ed impegno quanto mai incombenti, imposti talora con la forza, con le vie di fatto accettate comunque perch s'era sempre fatto cos, come manifestazione incontrastabile e rituale.
L'attivit riguardava quanto rimaneva dei trasporti di massa, guano cileno, salnitro peruviano, carbone europeo o australiano, grano americano, minerali di nickel neocaledonesi, lana australiana, petrolio in cassette, legname, pesce in scatola dell'Alaska. E, al tempo della corsa all'oro californiano, anche passeggeri della costa orientale in cerca di ventura, sempre via Capo Horn. Finch l'apertura del Canale di Panama (1914) provocava alla vela ulteriori perdite operative. Non era facile trovare carichi da trasportare nonostante i noli tirati al minimo, ed i velieri facevano talora parte del viaggio in zavorra pur di lavorare restando magari inoperosi per dei mesi in porti che imponevano turni di carico o per scioperi interminabili come lo sciopero dei minatori avvenuto in Australia nel 1906.

I velieri oceanici italiani
I grandi velieri oceanici italiani, di ferro, a quattro alberi, non sono stati molti, circa una decina, per splendide unit che hanno fatto un buon servizio, sette dei quali di progettazione e costruzione nazionale, precisamente ligure. I trealberi, invece, sono stati numerosi.
Meta, Piano di Sorrento e Sant'Agnello sono stati i centri maggiori d'armamento dell'Italia Meridionale con le Case Ciampa, Lauro, Trapani, Cafiero, Argarita, Mastellone, Pollio, Esposito che hanno armato oltre 60 velieri, la met dei quali impiegati nel Pacifico non riuscendo a reggere per alla crisi della prima guerra mondiale.
Procida e Gaeta hanno messo in mare, con le Case D'Abundo e Scotto Lachianca, una decina di velieri ma con le liguri Nervi e Quinto con i loro 25 velieri moderni, con Genova Recco e Varazze, con le Case Milesi e Cerruti che il numero sale. Camogli armava numerosi velieri in legno e da ultimo oltre 60 in ferro con le Case Schiaffino, Olivari, Repetto.
(da LA MARINERIA VELICA DI LUNGO CORSO, UN'EPOPEA DIMENTICATA - Aldo e Corrado Cherini)



Altre News
04/06/2020 VECCHIE VELE: IL BRIGATINO A PALO ZIO BATTISTA
03/06/2020 INSIEME 4 GRANDI REALT PER FAR RIPARTIRE LA NAUTICA
01/06/2020 VECCHIE VELE: IL RUOLO DEI VELIERI OCEANICI A FINE 800
01/06/2020 VECCHIE VELE: IL RUOLO DEI VELIERI OCEANICI A FINE 800
01/06/2020 L'ORC RACE MANAGEMENT GUIDE ORA DISPONIBILE
 
  Copyright © 2005/2020 ASSO VELA | E-mail: info@assovela.it